Percorrendo A STANZE di LINDA DE ZEN

Prima di entrare in A STANZE non sapevo cosa avrei trovato, la conoscenza di LINDA DE ZEN persona e artista non mi dava indicazioni troppo precise, ma solo delicate passioni, elevate motivazioni, estetiche purezze, probabilità indefinite.

Ho attraversato l’uscio della SALA BLU con molti timori, ho tergiversato forse più che un solo attimo, l’attesa si è trasformata nel mio divenire, coniugato con l’ultimo residuo della mia memoria.

Appena entrato, ecco che subito lo spazio esterno si è come disintegrato, in un istante quel percorso è diventato anche il mio. Nella mia anima si è materializzato solo e soltanto quel luogo, quei luoghi quali possibilità di conoscere altre strade attraversate da intimi desideri e profonde vaghezze.

Equilibri a tratti interrotti da nuove occasioni di comprensione racchiuse in varie personalità spaziali onnivore dell’essere e delle condizioni altrui, anche delle mie, anche di quelle nascoste da me e a me.

Ho seguito quegli sguardi, quelle mani, la loro contorta forma, quelle indecise posture quasi fossero flebili respiri accanto al mio, quasi mi  indicassero, con il loro pacato sentire, di non rimanere fermo ma di seguire i passati orizzonti di follia e di mitezza in divenire.

La linea speculativa di Linda si è congiunta con il mio mutare, così ho conosciuto il mistero dei tratti veloci e dell’essere immediati, come quei gesti che si fanno quando ci si protende verso qualcosa che ancora deve completamente compiersi e forse non si compirà mai troppo definitivamente perché tutti noi siamo solo attese.

Mi sembra di aver pensato che il denaro non aveva quel senso se nessuno riusciva a dargli un vero senso, ma se poi finalmente qualcuno lo avesse rivisto come una nuova rappresentazione estetica, forse…  ma poi sono scomparso invaso dai colorati giochi concentrici e allungandomi fin dove arriva l’afferrare i sensi ho capito che siamo tutti tessuti profondi, possibili successive trame.

Se la tecnologia avesse un destino vorrei sperare che sia quello che ho veduto: energie, graffi, passaggi, movimenti intimi di destini impensati all’ inizio.

Sappi che il tempo si può fermare afferrandosi sempre anche ad una sola imprevista imprecisione, è questo quello che ho sentito alla fine, e poi quel tempo può continuare convergendo verso un nuovo ingresso. Io quel passaggio l’ho trovato al centro di quegli ampi spazi scomposti e raccolti in racconti da LINDA DA ZEN, così quell’attimo d’indecisione prima di emozionarmi in A STANZE è valso anche il palpitare del mio cuore scrivendone ora.

– Andrea Alessio Cavarretta #scrittoremetropolitano –

 

A STANZE di LINDA DE ZEN

a cura di Rosanna Calbi

In a stanze anche le opere di Marco AboutEmiliano AlfonsiAmalia CaratozzoloMario CastellaniManuel CossuGerlanda Di FranciaPietro MariStefano Mendeni e Giovanni Palmieri.

GALLERIA SALA BLU

 

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