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VELVET ora cosa accade?

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Che poi mi chiedo perchè l’aeroplano e non il ferro da stiro?!

Che poi mi richiedo ma se uno nasce, cresce, vive in un mega atelier di moda e diventa Albertoman dovrebbe essere in grado di fare origami attinenti, che so forbici, bottoni, metri e con un po’ d’esperienza anche cartonati di hostess e sartine varie?!

Che poi mi chiedo, e questa è l’ultima, non sarebbe stato meglio se il suddetto ficaccione, ad Annaneve, da ora e per sempre denominabile La lussuriosa, da non dimenticarsi mai la scena sul divano di pelle,  già dalla prima puntata le avesse tirato addosso un bel ferro da stiro, di carta s’intende, e avesse scritto sotto: ci vediamo sul terrazzo … per pomiciare, oppure nell’ascensore, e peccato che non c’erano ancora le telecamere a circuito chiuso altrimenti quelli della sicurezza con tutti questi incontri segreti ci avrebbero potuto creare la contro soap VELVET elevator, evito riferimenti ad ulteriori possibili oggetti da origamare per non scadere in cliché di facile presa.

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VELVET the third (tutto si capovolge)

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Oddio fermi tutti, dove mi trovo, che giorno è, che ore sono? A casa, mercoledì, le sette. A casaaa, mercoledììììì, le setteeee!!!? Crisi d’astinenza, bisogno irrefrenabile: sono lo scrittore metropolitano casalingo ed ho un problema, si chiama dipendenza da soap madrilena.

Butto giù tutto d’un fiato il caffè, pc, apertura velocissima, portale Rai, dai, dai, dribblata, scarto dei contenuti alla rinfusa, ce l’ho, mi manca, ce l’ho, mi manca, finalmente trovato… è: VELVET the third.

E come in tutti i terzi episodi che si rispettino, Elvira, la governate apre la porta, e tra continui vibrati di respiro, tutto si capovolge, nulla è come sembrava essere, senza però cambiare niente. Ci s’infila di nuovo il grembiule, s’inforcano ancora le forbici, giungono bellocci sconosciuti con ninnolino al collo, tutti si rassettano il look, la tinta, il taglio, tranne ovviamente lei:  Patricietta plastificata perenne. Nemmeno se le tiri una bomba all’uranio sulla testa, neppure se la scaraventi dal terrazzo dove tutti s’incontrano per parlare, oltre che nell’ascensore e mai al cesso, neanche se le dici che lei non conta un capello in quella famiglia dove esiste solo Albertoman, lei che blatera solo quelle tre acute pillole  a puntata, per nessun coiffeur iberico, si cambia la terribile inesorabile cofana bianco sbiadito.

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